La prima volta che la vidi…

Febbraio 26, 2008

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La prima volta che la vidi fu d’inverno, in una fredda e grigia giornata di metà novembre. Un mercoledì se non ricordo male. Frequentavamo la stessa scuola, il tanto austero quanto prestigioso Liceo Ginnasio “Giuseppe Garibaldi”: lei in terzo liceo, ormai prossima alla maturità, io al secondo. Erano quelli i primi giorni di autogestione lo ricordo bene; una forma di protesta studentesca molto frequente in quel periodo dell’anno. Diversamente dal solito, quel giorno non ero di buon umore e non so perchè mi sentivo un pò turbato, inquieto, forse teso. Per questo decisi di uscire dall’aula, chiesi il permesso al professore di Greco che dopo una breve esitazione me lo concesse e mi allontanai. Come era mia abitudine percorsi tutto il corridoio. Era un percorso quello a me comune, lo facevo sempre e nel farlo la mia andatura e il mio comportamento erano sempre gli stessi: passo lento ma al tempo stesso disinvolto, sguardo attento ma al tempo stesso un pò distratto. Non solo, anche ciò che mi passava per la testa in quel breve arco di tempo era di solito sempre lo stesso: Cosa farò da grande? Chi incontrerò? Faro questo, farò quello? Insomma fantasticavo, un pò come fanno tutti gli adolescenti. Per non parlare poi delle persone che incontravo, molte delle quali neanche conoscevo che mi salutavano con cui parlavo, con cui scherzavo, degli sguardi che incrociavo: sempre gli stessi. Si è vero ora che ci penso era una sorta di vero e proprio rito che si svolgeva e si ripeteva con frequente regolarità, quasi quotidiano potrei dire. In realtà più che per una concreta esigenza motoria legata alla necessità di muoversi un pò dopo un paio d’ore di inevitabile “sedentarietà forzata”, era un modo senza dubbio singolare per distrarsi un attimo, per evadere con la mia fantasia dal grigiore di quelle pareti, dall’austerità di quegli ambienti. Giunto in fondo al corridoio mi fermai, rimasi per un pò lì con i piedi ben piantati a terra immobile, poi come avevo già fatto tante altre volte mi accostai ad una delle numerose finestre che dominavano il corridoio, la “mia” finestra. Da lì potevo vedere tutto, quasi fosse un punto d’osservazione privilegiato e quella volta vidi “tutto”. Fu in quel momento infatti, che il tempo si fermò e il mio respiro si arrestò: i miei occhi avevano incrociato la più bella delle creature che avevo mai visto fino ad allora. La mia fu una breve quanto intensa visione. Era lì, di fronte a me, nell’Aula III G, seduta tra le compagne di classe e sembrava apparentemente interessata a ciò che le accadeva intorno. In realtà non era così. Lo capii dal suo sguardo, dai suoi gesti….Tutto di lei mi aveva colpito, il suo sorriso, i suoi capelli, le sue mani, il suo naso piccolo e rosso per il freddo ma ciò che mi rapì completamente furono i suoi occhi di un verde incredibile dai quali fui letteralmente stregato. Era una sensazione strana che non avevo mai provato prima, lo ricordo bene. All’improvviso mi sentii rabbrividire lungo la schiena, il mio respiro cominciò a diventare sempre più frequente ed intenso tanto da respirare a fatica, il mio cuore quasi impazzito sembrava volesse uscire dal mio torace e volare verso di lei tanto erano i battiti che gli sentivo fare. Sorpreso ma al tempo stesso affascinato da quanto mi stava accadendo non riuscivo a volgere lo sguardo altrove non riuscivo ad impedire ai miei occhi quella visione. Forse non ne fui convinto o forse ne fui incapace; la realtà era che il nostro caro Eros era riuscito nel suo intento, era riuscito a trafiggere il mio cuore rendendomi vulnerabile all’Amore.